4 novembre 2015

Mercoledì 4 novembre le classi 3, 4 e 5 si sono recate al monumento ai caduti situato nei pressi della Chiesa di Campagna. Si è tenuta la cerimonia per ricordare i caduti di tutte le guerre. Il giorno 4 novembre è infatti la data che corrisponde al 4 novembre 1918, nella quale si fa coincidere la fine della 1° guerra mondiale. E' anche la festa dell'unità e delle forze armate. Erano presenti il Sindaco e altre autorità, il picchetto d'onore, i rappresentanti delle Forze Armate. Gli alunni sono intervenuti leggendo alcune poesie scelte dopo una riflessione in classe.

Le poesie

BELLA NAVE


- Bella nave che vai sul mare,

quante cose puoi portare?

- Posso portare mille persone,

cento sacchi di carbone,

tre scialuppe ed una lancia

e un capitano con la pancia.

Corro in men che non ti dico

dalla Cina a Portorico,

la tempesta ed il tifone

mi fanno il solletico al timone...

Ma se un giorno del malanno

di bombe e cannoni mi caricheranno,

sai che faccio per ripicco?

Colo a picco!

G. Rodari

PROMEMORIA

 

Ci sono cose da fare ogni giorno:

lavarsi, studiare, giocare

preparare la tavola,

a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:

chiudere gli occhi, dormire,

avere sogni da sognare,

orecchie per sentire.

Ci sono cose da non fare mai,

né di giorno né di notte

né per mare né per terra:

per esempio, LA GUERRA

 

G.Rodari




SAN MARTINO DEL CARSO


Di queste case

non è rimasto 

che qualche

brandello di muro.

Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto.

Ma nel cuore

nessuna croce manca.

E’ il mio cuore

il paese più straziato.


G.Ungaretti



SUI CAMPI DELLE FIANDRE


Sui campi delle Fiandre sbocciano i papaveri 

in mezzo a tante croci, che, in lunghe file uguali, 

segnano il nostro posto, una per ciascuno. 

Nel cielo ancora volano le allodole cantando, 

ma il rombo dei cannoni confonde quella voce. 

Noi siamo i morti uccisi dalla guerra. 

Non molti giorni fa eravamo vivi: 

ci sorrideva l’alba 

ed il tramonto ci affascinava con i suoi colori, 

noi amavamo ed eravamo amati. 

Ed, ecco, riposiamo sui campi delle Fiandre. 

Proseguite voi la nostra lotta contro il nemico per la libertà. 

Le nostre mani cadono, ma a voi la torcia passano 

degli ideali eterni d’ogni uomo. 

Siano le vostre mani ormai a tenerla in alto. 

Se non ricorderete perché noi siamo morti, 

più non avremo pace ne’ riposo, 

pur se nei campi aperti delle Fiandre 

seguiteranno a crescere i papaveri. 

 

John McCrae  Belgio


 

 

LA GUERRA DI PIERO


Dormi sepolto in un campo di grano

non è la rosa non è il tulipano

che ti fan veglia dall'ombra dei fossi

ma sono mille papaveri rossi.

Lungo le sponde del mio torrente

voglio che scendano i lucci argentati

non più i cadaveri dei soldati

portati in braccio dalla corrente.

Così dicevi ed era d’inverno

e come gli altri verso l'inferno

te ne vai triste come chi deve

il vento ti sputa in faccia la neve.

Fermati Piero, fermati adesso

lascia che il vento ti passi un po' addosso

dei morti in battaglia ti porti la voce

chi diede la vita ebbe in cambio una croce.

Ma tu non lo udisti e il tempo passava

con le stagioni a passo di giava

ed arrivasti a varcar la frontiera

in un bel giorno di primavera.

E mentre marciavi con l'anima in spalle

vedesti un uomo in fondo alla valle

che aveva il tuo stesso identico umore

ma la divisa di un altro colore.

Sparagli  Piero, sparagli ora

e dopo un colpo sparagli ancora

fino a che tu non lo vedrai esangue

cadere in terra a coprire il suo sangue.





E se gli sparo in fronte o nel cuore

soltanto il tempo avrà per morire,

ma il tempo a me resterà per vedere

vedere gli occhi di un uomo che muore.

E mentre gli usi questa premura

quello si volta , ti vede e ha paura

ed imbracciata l'artiglieria

non ti ricambia la cortesia.

Cadesti in terra senza un lamento

e ti accorgesti in un solo momento

che il tempo non ti sarebbe bastato

a chieder perdono per ogni peccato.

Cadesti in terra senza un lamento

e ti accorgesti in un solo momento

che la tua vita finiva quel giorno

e non ci sarebbe stato un ritorno.

Ninetta mia crepare di maggio

ci vuole tanto troppo coraggio

Ninetta bella dritto all'inferno

avrei preferito andarci in inverno.

E mentre il grano ti stava a sentire

dentro alle mani stringevi un fucile

dentro alla bocca stringevi parole

troppo gelate per sciogliersi al sole.

Dormi sepolto in un campo di grano

non è la rosa non è il tulipano

che ti fan veglia dall'ombra dei fossi

ma sono mille papaveri rossi.


F. De Andrè